Un padre racconta...

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L'anniversario della nascita di mio figlio mi piace festeggiarlo con gli amici
dello Comunità "Punto Giovani" di S. Sossio - Serino (Av) il 20/7 anche se all'anagrofe
il ragazzo risulta essere nato il 14/5. Non si tratto di un errore di iscrizione
nel registro delle nascite e nemmeno è dovuto ad impedimenti vari. Il 20/7
coincide con l'inizio di un percorso terapeutico che ha visto nascere il giovane
una secondo volta.
Tutto cominciò una sera d'inverno. Il SERT di Avellino mi aveva fornito l'indirizzo di un prefabbricato leggero posto su un piazzole alla periferia dei comune di S. Sossio di Serino. Un chiarore che si intravedeva da una grato lasciava presupporre che la struttura fosse almeno presidiato. Dopo aver invano cercato un improbabile citofono bussai alla porto colpendola due volte con la mano. Oltre lo porto un ambiente semivuoto faceva diventare maestosa un'inadeguata stufa a legno posta al centro di una soia. "Piacere, sono Tizio!" e la stretto di mano che ne seguì tra noi due quella sera mi trasferisce ancora una grande energia. Ero li per raccontare 1a storia" di mio figlio, triste, terribile, angosciante, tenuto segreto temendo la vergogna. "Tizio", che ancora non conosceva il ragazzo, provò lui a raccontarla a me facendomi capire che "quelle storie" le conosceva e come.
Nei giorni che seguirono vi furono altri incontri ed in quelle circostanze ebbi modo di conoscere gli operatori della comunità, i ragazzi che la frequentavano ed i loro genitori. La comunità terapeutico "Punto Giovani" di S. Sossio di Serino è diventato per me e per la mia famiglia un costante punto di riferimento. Frequentarla mi permette di raggiungere una maggiore consapevolezza dei fenomeno "dipendenza", ponendomi nella condizione psicologica ideale per affrontare con nuove modalità i rapporti interfamiliari. "Punto Giovani" non è di tipo "residenziale" e ciò rende quotidianamente distinto il ruolo degli operatori da quello a cui sono chiamati o svolgere i familiari dei giovani che la frequentano.
Alla famiglia viene
attribuito gran parte delle responsabilità per il successo dei percorso
terapeutico fatto dai giovani. Verso la famiglia si fa attività formativa i cui
effetti si riverberano nella sfera dei sentimenti dei giovani a loro volta
preparati a riceverli. Tutto ciò serve a dare un senso alla vita dei nostri
giovani ed ai loro familiari. Quel senso dello vita che i giovani hanno smarrito
insieme ci loro genitori in un rapporto di causa ed effetto. Il gruppo di lavoro
delle famiglie è spesso il contesto dove si rivivono momenti di grande
sofferenza per chi vi partecipo. Dove spesso le storie che si raccontano trovano
il loro epilogo in un pianto liberatorio. Le storie sono di "ordinaria follia".
Ognuno che ascolta ripercorre con la mente le proprie passate esperienze,
soffre, riflette, si commuove, si emoziona ma sa che deve guardare avanti perché
altri impegni lo aspettano. La presenza professionale degli operatori, dei
lavori del gruppo famiglie, è una guida sicura per tutti noi genitori evitandoci
spesso la derivo della disperazione. Grazie a loro prende corpo lo speranza di
un futuro "normale" per tutti, Con loro si riprogetta la quotidianità dei nostri
ragazzi, consapevoli che "ce la faranno" procedendo solo a piccoli passi. La
sofferenza tiene unito la piccola comunità. Quella stesso sofferenza che, quando
sta per sfociare in disperazione genera contrasti tra i componenti della stesso
comunità, fa scattare la solidarietà degli uni verso gli altri. Quando
sopraggiunge la sera e le prime ombre avvolgono le strutture di "Punto Giovani"
come dal nulla si materializzano le figure dei familiari secondo un rituale che
si ripete da sempre. Un caldo momento d'incontro tra genitori e figli, un saluto
che è più di uno scambio di affetti, Gli sguardi penetrano l'animo in cerca di
riscontri rassicuranti. Ci si abbraccia l'un l'altro e si prende la via di casa
per ritrovare il colore familiare di cui forse tutti abbiamo bisogno. Momenti
d'amore ritrovato che le vicissitudini della vita ci ha fatto dimenticare.
Sembra un paradosso: "partecipare al dolore rende felici". All'ingresso di
"Punto Giovani" si legge: 'Io bellezza che salverà il mondo è l'amore che
condivide il dolore". Sarebbe stato bello e rassicurante che ci fosse stato
scritto semplicemente: "Addà passà a nottata"!